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Il lungo inverno

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  Ci sono periodi della vita che assomigliano a un lungo inverno. Non per ciò che accade fuori, ma per ciò che accade dentro. Sono fasi in cui la fatica si prolunga, in cui le difficoltà non sono episodiche ma persistenti, e in cui la persona può arrivare a percepire una sensazione di logoramento profondo. Quando una condizione difficile si estende nel tempo — un problema di salute, una situazione familiare complessa, una fatica emotiva, un cambiamento non scelto — ciò che pesa di più non è solo la difficoltà in sé, ma la sua continuità. È il non vedere una fine chiara. È il vivere in uno stato di adattamento costante, che consuma progressivamente le risorse psicologiche. In queste fasi, è frequente che lo sguardo si restringa sul presente. La mente, che ha bisogno di stabilità, può iniziare a considerare la situazione attuale come permanente. Non è una debolezza: è un meccanismo naturale. Quando siamo immersi in una condizione prolungata, facciamo fatica a immaginare ciò che no...

Specchi d’acqua, specchi d’anima.

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  Siamo tutti attirati dall’acqua, in modo così forte; mari, laghi, fiumi… gli specchi d’acqua esercitano su di noi un richiamo profondo, quasi primordiale. Basta fermarsi un momento sulle rive per sentirlo: un senso di quiete, di appartenenza, di ritorno a casa, di apertura, di respiro. Le radici biologiche La nostra relazione con l’acqua è scritta nel corpo e nella memoria genetica. Siamo fatti per oltre il 60% d’acqua, e la nostra vita comincia proprio immersa in essa, nel liquido amniotico che ci protegge e ci nutre: il corpo ne conserva il ricordo. L’acqua, essenziale per la vita, ne diventa il simbolo. Le ragioni culturali Nel corso dei secoli, l’acqua ha assunto un forte valore simbolico. È l’immagine della libertà e dell’evasione: il mare delle vacanze, il lago dei weekend, la fontana della piazza dove ci si ferma a riposare, i fiumi in cui si gioca, si nuota, si pesca. È lo spazio del tempo “per sé, delle relazioni sociali, del riposo. Le nostre culture hanno impar...

Rilassarsi davvero: un piccolo esercizio per aiutarti a farlo...

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                                                                                                      Quante volte ci siamo sentiti dire: “Rilassati, stai calmo” . E quante volte, anziché tranquillizzarci, questa frase ci ha resi più agitati o persino irritati. Il paradosso è che il rilassamento non si ottiene su comando: nasce piuttosto da un’attenzione diversa, che sposta il focus fuori da noi e mette a tacere, almeno per un po’, il continuo lavorio dei pensieri. Un modo semplice per farlo è un piccolo esercizio di osservazione consapevole. Ecco come: Scegli un luogo tranquillo , possibilmente all’aperto, dove ci sia almeno un elemento naturale: una pianta, un prato, un animale. Siediti e osserva . Prendi, ad esempio, una fogli...

INTELLIGENZA ARTIFICIALE ED EMPATIA: una riflessione

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    Nell’era dell’intelligenza artificiale conversazionale, strumenti come ChatGPT riescono a simulare una comunicazione empatica, accogliente, persino rassicurante. Questo effetto è voluto: l’algoritmo è addestrato a comprendere il linguaggio umano e a rispondere in modo coerente e “gentile”. È facile lasciarsi ingannare, anche per chi non è fragile: il bisogno di ringraziare, per esempio o di continuare a cercare sollecitati dall’AI stessa. È necessario ricordarsi che questa empatia è solo simulata. Non c’è coscienza, intenzione, né vera relazione affettiva. Come psicologa, mi interrogo sul possibile impatto psicologico di questi strumenti, soprattutto in persone fragili, isolate o in cerca di ascolto. I rischi non sono trascurabili: - Confondere la disponibilità costante dell’IA con una relazione autentica. - Sviluppare dipendenza da una comunicazione facile, prevedibile, che non espone al conflitto o al giudizio. - Ridurre il bisogno (o la capacità) di cercare...

Horror Vacui: il timore del vuoto e il tempo estivo

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L’espressione latina horror vacui — letteralmente "paura del vuoto" — nasce in campo artistico per descrivere l’impulso a colmare ogni spazio libero, evitando il silenzio e l’assenza di forma. Questo concetto non appartiene solo all’arte: si ritrova spesso anche nella vita psicologica delle persone, specialmente nei periodi di pausa forzata come può essere un temporaneo cambio di attività, una malattia o come il periodo estivo, le vacanze d'estate. Per molti, la stagione estiva è un momento atteso, per riposarsi e sollevarsi dagli impegni quotidiani.  Per altri, però, è proprio questa sospensione delle attività abituali che può generare disagio o inquietudine. Quando le consuete occupazioni lavorative e sociali si interrompono, infatti, può accadere di trovarsi “a tu per tu” con sé stessi, con pensieri, emozioni o questioni relazionali irrisolte che il ritmo frenetico dei mesi precedenti aveva silenziato o rimandato. Il lavoro e gli impegni quotidiani svolgono ...

L'insopprimibile necessità di dire cosa penso…!

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Viviamo in un’epoca in cui ogni avvenimento passa attraverso la lente dei social. La morte di un Papa, l’elezione del successore, una crisi internazionale, o anche solo l’ultima serie tv di successo: tutto diventa argomento di conversazione globale .  E ognuno di noi, volente o nolente, si sente in qualche modo chiamato a dire la propria. Non è solo un fenomeno culturale, è qualcosa di più profondo e psicologico. La possibilità di esprimersi pubblicamente, di scrivere un commento, di condividere un pensiero, offre l'illusione di partecipare agli eventi. Chi tace si sente quasi invisibile, escluso dal grande coro. Così, di fronte ai grandi fatti, molti si improvvisano esperti, altri riportano frasi altrui come fossero monete da spendere per "esserci" e contare. La dinamica è semplice ma potente: se esprimo la mia opinione, sono parte del gruppo; se resto in silenzio, rischio di essere tagliato fuori. Questo bisogno di appartenenza è un motore psicologico antichissimo, ...

LA TRAPPOLA DEL PERFEZIONISMO

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 Vogliamo fare bene le cose, è naturale. Portare a termine un compito, vederne il frutto, è un bisogno profondo, un segno di maturità psicologica. Ma quando questa sana aspirazione si trasforma in una ricerca ossessiva della perfezione, ecco che scatta la trappola. Ci sfianchiamo, consumiamo energie preziose per inseguire un ideale irraggiungibile, un "modo perfetto" che spesso esiste solo nella nostra mente. Perché cadiamo in questa dinamica estenuante? A volte, il perfezionismo nasconde una paura radicata: quella di non essere accettati per ciò che siamo veramente . Un'ombra che affonda le radici in esperienze educative o stili di attaccamento problematici, in cui l’amore sembrava condizionato al risultato. Così impariamo a rispondere non a noi stessi, ma a uno sguardo esterno, reale o immaginario. Fermiamoci un attimo e poniamoci delle domande: A chi dobbiamo rendere conto del nostro operato? Se non facciamo qualcosa in modo "perfetto", cosa potrebbe realmen...